Non "posto" tanto come una volta, lo so.
Ma una ragion c'e', e' buona e' sarebbe questa: per molti mesi ho aiutato la camera di commercio italiana locale come webmaster, sviluppatore, ecc. L'incarico non mi risulta particolarmente oneroso, ma molte delle situazioni che mi sono capitate in questi mesi coinvolgono persono che non solo abitano qui a Wellington, ma che parlano pure l'italiano.
Ci e' giá capitato che una sconosciuta fraintendesse quello che ho scritto mesi fa' e, insieme alla sua allucinante incapacitá nel navigare l'internet, ha causato un po' di (diciamo) "attrito" al telefono. E anche se quella telefonata e' un ricordo sempre piú vago (successe, dopo tutto, all'inizio di questo anno) la cosa che mi e' rimasta chiara e che c'e' anche gente qui che capita su questo blog.
Ma adesso che nella nostra capacitá di sviluppatori web stiamo facendo altre esperienze e conoscendo piú gente, la camera occupa meno del mio tempo e, piú importantemente penso meno a loro.
Volevo soltanto spiegare perche non "posto" tanto come una volta. :o)
Friday, 31 July 2009
Saturday, 11 July 2009
Un'altro funerale
E ieri siamo andati ad un'altro funerale ancora, ormai e' il terzo al quale vado da quando siamo qui. Questa volta, per fortuna, noi non c'entravamo.
L'altro ieri Bob il fornaio passa da noi per parlare di un nuovo mucchio di legno che aveva avvistato quel pomeriggio e quasi in passant ci ha detto che era morto il suo padre. Non so se lo ha detto in passant ma con la famosa freddezza anglosassone, era un po' difficile capire quanto fosse sconvolto. Ha anche aggiunto che non si vedevano molto spesso dunque non so che cosa provasse lui. Ma abbiamo detto subito che saremo andati al funerale.
E signorsi, siamo andati.
C'era una piccola folla e credo che era ovvio che non eravamo del loro giro. Eravamo troppo ben vestiti. Bob, per esempio e' venuto direttamente dalla forneria ossia che era tutto spettinato, sudato e con una giacca un po' malandata con la griffa aziendale. Qualche vecchio col completo, uomini con i pantaloni di jogging, scarpe di tennis e cosi via dicendo. Strano non vestirsi bene per andare ad un funerale (l'idea m'inorridisce) ma immagino che i morti non fanno caso e se ai vivi non importa, che male c'e'?
Cmq, nei film Americani c'e' un certo filone di storie dove uno o piú dei protagonisti si diverte ad andare ai funerali degli sconosciuti, divertendosi a osservare i diversi atteggiamenti della gente davanti alla morte. Se devo essere sincero, l'idea mi ha sempre sembrata il prodotto di menti molto superficiali perche, in realta, i funerali sono molto monotoni e si somigliano molto tra di loro.
Ma allo stesso tempo ho sempre conosciuto al defunto o almeno h avuto una buona ragione per esserci. Questa, invece, era una situazione dove potevo vedere se si prova qualcosa, qualche scintilla di divertimento a guardare il funerale di uno sconosciuto. E poi, c'era l'occasione di capire, attraverso le panegiriche, che tipo fosse George, il padre di Bob.
E beh. Era uno a chi piaceva farsi una birra con gli amici. Oppure due. Oppure tante birre. E lui era uno molto testardo, che quando si faceva una opinione era inamovibile dunque non era possibile discutere con lui. Ha fatto la naia. Ha lavorato per molti anni a Moore Wilson, una specie di supermercato per le aziende, poi si ha trovato in esubero e ha lavorato nel "bottleshop" di un pub per i prossimi dieci anni. Poi trovandosi in esubero un'altra volta ha fatto lavoretti per il comune finche non e' andato in pensione. Verso la tarda etá ha fatto qualche viaggio al'estero per la prima volta, andando in Australia e a Singapore, due posti dove vanno cani e porci.
Ci sono stati tre panegiriche, una per ogni generazione della famiglia. Ha parlato prima uno che doveva essere un fratello molto minore, che ha detto (in parole povere) di non aver conosciuto bene al fratello e di non vederlo spesso. Poi ha parlato per i figli il fratello di Bob (e qui siamo rimasti stupiti, quello la era molto ben vestito, con i capelli ben tagliati e sapeva parlare in pubblico: era dificile accettare che fossero fratelli) Lui era un piu' sconvolto che lo zio, ma allo stesso tempo ha detto di non sapere molti dettagli della vita del padre. Poi finalmente ha parlato una nipote che era in lacrime e ha letto una specie di poema, credo.
Abbiamo dovuto cantare due inni protestanti, uno dei quali era l favorito di George. E c'erano canzoni di Jim Reeves (http://www.youtube.com/watch?v=ztHcGoSS_vA per gli interessati)
Beh, insomma... credo di non aver assolutamente niente in comune col buon George. Niente contro di lui, ma se Sonja ed io abbiamo portato via qualcosa dall'esperienza é soltanto un forte desiderio di fare qualcosa col tempo che ci rimane ancora e non finire come George, con una visione del mondo cosi ridotta. E sono convinto piu che mai che i funerali sono giá abbastanza repetitivi senza dover andare anche a quelli degli sconosciuti.
L'altro ieri Bob il fornaio passa da noi per parlare di un nuovo mucchio di legno che aveva avvistato quel pomeriggio e quasi in passant ci ha detto che era morto il suo padre. Non so se lo ha detto in passant ma con la famosa freddezza anglosassone, era un po' difficile capire quanto fosse sconvolto. Ha anche aggiunto che non si vedevano molto spesso dunque non so che cosa provasse lui. Ma abbiamo detto subito che saremo andati al funerale.
E signorsi, siamo andati.
C'era una piccola folla e credo che era ovvio che non eravamo del loro giro. Eravamo troppo ben vestiti. Bob, per esempio e' venuto direttamente dalla forneria ossia che era tutto spettinato, sudato e con una giacca un po' malandata con la griffa aziendale. Qualche vecchio col completo, uomini con i pantaloni di jogging, scarpe di tennis e cosi via dicendo. Strano non vestirsi bene per andare ad un funerale (l'idea m'inorridisce) ma immagino che i morti non fanno caso e se ai vivi non importa, che male c'e'?
Cmq, nei film Americani c'e' un certo filone di storie dove uno o piú dei protagonisti si diverte ad andare ai funerali degli sconosciuti, divertendosi a osservare i diversi atteggiamenti della gente davanti alla morte. Se devo essere sincero, l'idea mi ha sempre sembrata il prodotto di menti molto superficiali perche, in realta, i funerali sono molto monotoni e si somigliano molto tra di loro.
Ma allo stesso tempo ho sempre conosciuto al defunto o almeno h avuto una buona ragione per esserci. Questa, invece, era una situazione dove potevo vedere se si prova qualcosa, qualche scintilla di divertimento a guardare il funerale di uno sconosciuto. E poi, c'era l'occasione di capire, attraverso le panegiriche, che tipo fosse George, il padre di Bob.
E beh. Era uno a chi piaceva farsi una birra con gli amici. Oppure due. Oppure tante birre. E lui era uno molto testardo, che quando si faceva una opinione era inamovibile dunque non era possibile discutere con lui. Ha fatto la naia. Ha lavorato per molti anni a Moore Wilson, una specie di supermercato per le aziende, poi si ha trovato in esubero e ha lavorato nel "bottleshop" di un pub per i prossimi dieci anni. Poi trovandosi in esubero un'altra volta ha fatto lavoretti per il comune finche non e' andato in pensione. Verso la tarda etá ha fatto qualche viaggio al'estero per la prima volta, andando in Australia e a Singapore, due posti dove vanno cani e porci.
Ci sono stati tre panegiriche, una per ogni generazione della famiglia. Ha parlato prima uno che doveva essere un fratello molto minore, che ha detto (in parole povere) di non aver conosciuto bene al fratello e di non vederlo spesso. Poi ha parlato per i figli il fratello di Bob (e qui siamo rimasti stupiti, quello la era molto ben vestito, con i capelli ben tagliati e sapeva parlare in pubblico: era dificile accettare che fossero fratelli) Lui era un piu' sconvolto che lo zio, ma allo stesso tempo ha detto di non sapere molti dettagli della vita del padre. Poi finalmente ha parlato una nipote che era in lacrime e ha letto una specie di poema, credo.
Abbiamo dovuto cantare due inni protestanti, uno dei quali era l favorito di George. E c'erano canzoni di Jim Reeves (http://www.youtube.com/watch?v=ztHcGoSS_vA per gli interessati)
Beh, insomma... credo di non aver assolutamente niente in comune col buon George. Niente contro di lui, ma se Sonja ed io abbiamo portato via qualcosa dall'esperienza é soltanto un forte desiderio di fare qualcosa col tempo che ci rimane ancora e non finire come George, con una visione del mondo cosi ridotta. E sono convinto piu che mai che i funerali sono giá abbastanza repetitivi senza dover andare anche a quelli degli sconosciuti.
Thursday, 2 July 2009
Risorge la Rio Bravo?
Quando ero a Milano sono stato costretto dalla Pride a lavorare da consulente. Una nuova sperienza, almeno per me. E come dovevo avere una azienda, e come l'azienda bisognava battezzarla, l'abbiamo chiamata "Rio Bravo Computers. Questo attorno all'anno di grazia 1994.
Ho voluto quel nome perché in quelli anni, tante case informatiche si trovavano a California, in posti con nomi spagnoleggianti. Adesso non mi ricordo tutti, ma c'era la Santa Cruz Organization, la Embarcadero, e cosi via dicendo. "Rio Bravo" (che in realta' e' il titolo di un western degli anni 50) aveva un nome abbastanza simile.
E adesso siamo qui a Wellington (che sorpresa visto il nome del blog, no? NdR) e non c'é lavoro e se c'é non ci fanno avere nemmeno il colloquio. E a un certo punto abbiamo deciso di metterci in proprio. Dovevamo andare ad un corso su "a trafficologia" (detto con accento Siciliano cf. Johnny Stecchino) e come ci volevano fare un mini colloquio prima, abbiamo dovuto fare finta di essere una piccola/media impressa. E mettendoci "nel personaggio" e prevedendo le possibili risposte a possibili domande abbiamo capito che ben potevamo essere una azienda. Quello e' giá tutto in qualche post precedente.
Appena abbiamo deciso che volevamo metterci in proprio, Sonja ha insistito in alzare la vecchia bandiera della Rio Bravo. Un paio di giorni dopo abbiamo preso una rivista di cinema e toh! c'era un'intervista con Tarantino, che diceva che "Rio Bravo" e' uno dei suoi film favoriti.
Per quelli che non hanno mai visto il film, "Rio Bravo" e' una specie di "risposta" a "Mezzo Giorno di Fuoco" dove John Wayne, deve affrontare (come fece Gary Cooper in Mezzogiorno di Fuoco) i cattivi che tornano in paese. Come Gary Cooper, scopre che gli unici in paese disposti ad aiutarlo sono solo dei poveri diavoli. Ma diversamente di Gary Cooper, John Wayne non si abbatte, accetta il loro aiuto, e alla fine (ma figurati!) hanno la vittoria sui cattivi. Una specie di piccola parabola, anche se preferisco di gran lunga "Mezzogiorno di Fuoco".
E stranamente, sta cominciando a entrarci lavoro. Dico "stranamente" perché magari tutto funzionasse cosi': se dichiaro di essere una aziena e ci arriva lavoro, chissá che succederebbe se mi dichiarassi miliardario?
Il lavoro non e' niente di impressionante dal punto di vista dei soldi. Bisogna ammerterlo. Siamo nuovi e cmq stiamo cercando di lavorare per piccoli commercianti di quartiere. Ma come inizio non e' male. Abbiamo un sito in cantiere (per una allenatrice sportiva a domicilio) e un'altro (per una associazione di commercianti locali) in fase di analisi. Sonja ha consegnato un'informe sul finanziamento del cinema e la televisione in Italia e Spagna per un ministero a Wellington. Ho tradotto qualcosa all'inglese per una piccola azienda di Milano. Sonja ha fatto una presentation (davanti a pocchi, ma buoni) sul bisogno di una presenza web e forse qualcosa nascera da li'. Devo andare a vedere un'altro cliente lunedí mattina, c'e un altro che vuole il mio (??) parere su un carrello della spesa online e non ho tempo di fare un cavolo se non e' lavorare. :P Ma sono felice.
I soldi per ora non sono un granché ed e' possibile che dovremmo trovare anche lavoro a part-time, almeno per ora. Ma Sonja ed io siamo decisi a lavorare part-time per poter dedicare tempo a questa ns. attivita'.
E piú importante di tutto, stiamo facendo qualcosa e fermando un po' l'uscita dei ns. risparmi. E non mi sento piú avilito, come una volta. Se tutto si va al mambo, e' per colpa mia, non perche' qualche idiota non mi ha scelto per un colloquio, e quello é sempre un paso avanti, no? Come dicono in Casablanca, "Adesso so che vinceranno i nostri". Speriamo bene!
Ciao,
Vince.
Ho voluto quel nome perché in quelli anni, tante case informatiche si trovavano a California, in posti con nomi spagnoleggianti. Adesso non mi ricordo tutti, ma c'era la Santa Cruz Organization, la Embarcadero, e cosi via dicendo. "Rio Bravo" (che in realta' e' il titolo di un western degli anni 50) aveva un nome abbastanza simile.
E adesso siamo qui a Wellington (che sorpresa visto il nome del blog, no? NdR) e non c'é lavoro e se c'é non ci fanno avere nemmeno il colloquio. E a un certo punto abbiamo deciso di metterci in proprio. Dovevamo andare ad un corso su "a trafficologia" (detto con accento Siciliano cf. Johnny Stecchino) e come ci volevano fare un mini colloquio prima, abbiamo dovuto fare finta di essere una piccola/media impressa. E mettendoci "nel personaggio" e prevedendo le possibili risposte a possibili domande abbiamo capito che ben potevamo essere una azienda. Quello e' giá tutto in qualche post precedente.
Appena abbiamo deciso che volevamo metterci in proprio, Sonja ha insistito in alzare la vecchia bandiera della Rio Bravo. Un paio di giorni dopo abbiamo preso una rivista di cinema e toh! c'era un'intervista con Tarantino, che diceva che "Rio Bravo" e' uno dei suoi film favoriti.
Per quelli che non hanno mai visto il film, "Rio Bravo" e' una specie di "risposta" a "Mezzo Giorno di Fuoco" dove John Wayne, deve affrontare (come fece Gary Cooper in Mezzogiorno di Fuoco) i cattivi che tornano in paese. Come Gary Cooper, scopre che gli unici in paese disposti ad aiutarlo sono solo dei poveri diavoli. Ma diversamente di Gary Cooper, John Wayne non si abbatte, accetta il loro aiuto, e alla fine (ma figurati!) hanno la vittoria sui cattivi. Una specie di piccola parabola, anche se preferisco di gran lunga "Mezzogiorno di Fuoco".
E stranamente, sta cominciando a entrarci lavoro. Dico "stranamente" perché magari tutto funzionasse cosi': se dichiaro di essere una aziena e ci arriva lavoro, chissá che succederebbe se mi dichiarassi miliardario?
Il lavoro non e' niente di impressionante dal punto di vista dei soldi. Bisogna ammerterlo. Siamo nuovi e cmq stiamo cercando di lavorare per piccoli commercianti di quartiere. Ma come inizio non e' male. Abbiamo un sito in cantiere (per una allenatrice sportiva a domicilio) e un'altro (per una associazione di commercianti locali) in fase di analisi. Sonja ha consegnato un'informe sul finanziamento del cinema e la televisione in Italia e Spagna per un ministero a Wellington. Ho tradotto qualcosa all'inglese per una piccola azienda di Milano. Sonja ha fatto una presentation (davanti a pocchi, ma buoni) sul bisogno di una presenza web e forse qualcosa nascera da li'. Devo andare a vedere un'altro cliente lunedí mattina, c'e un altro che vuole il mio (??) parere su un carrello della spesa online e non ho tempo di fare un cavolo se non e' lavorare. :P Ma sono felice.
I soldi per ora non sono un granché ed e' possibile che dovremmo trovare anche lavoro a part-time, almeno per ora. Ma Sonja ed io siamo decisi a lavorare part-time per poter dedicare tempo a questa ns. attivita'.
E piú importante di tutto, stiamo facendo qualcosa e fermando un po' l'uscita dei ns. risparmi. E non mi sento piú avilito, come una volta. Se tutto si va al mambo, e' per colpa mia, non perche' qualche idiota non mi ha scelto per un colloquio, e quello é sempre un paso avanti, no? Come dicono in Casablanca, "Adesso so che vinceranno i nostri". Speriamo bene!
Ciao,
Vince.
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