Saturday, 11 July 2009

Un'altro funerale

E ieri siamo andati ad un'altro funerale ancora, ormai e' il terzo al quale vado da quando siamo qui. Questa volta, per fortuna, noi non c'entravamo.

L'altro ieri Bob il fornaio passa da noi per parlare di un nuovo mucchio di legno che aveva avvistato quel pomeriggio e quasi in passant ci ha detto che era morto il suo padre. Non so se lo ha detto in passant ma con la famosa freddezza anglosassone, era un po' difficile capire quanto fosse sconvolto. Ha anche aggiunto che non si vedevano molto spesso dunque non so che cosa provasse lui. Ma abbiamo detto subito che saremo andati al funerale.

E signorsi, siamo andati.

C'era una piccola folla e credo che era ovvio che non eravamo del loro giro. Eravamo troppo ben vestiti. Bob, per esempio e' venuto direttamente dalla forneria ossia che era tutto spettinato, sudato e con una giacca un po' malandata con la griffa aziendale. Qualche vecchio col completo, uomini con i pantaloni di jogging, scarpe di tennis e cosi via dicendo. Strano non vestirsi bene per andare ad un funerale (l'idea m'inorridisce) ma immagino che i morti non fanno caso e se ai vivi non importa, che male c'e'?

Cmq, nei film Americani c'e' un certo filone di storie dove uno o piú dei protagonisti si diverte ad andare ai funerali degli sconosciuti, divertendosi a osservare i diversi atteggiamenti della gente davanti alla morte. Se devo essere sincero, l'idea mi ha sempre sembrata il prodotto di menti molto superficiali perche, in realta, i funerali sono molto monotoni e si somigliano molto tra di loro.

Ma allo stesso tempo ho sempre conosciuto al defunto o almeno h avuto una buona ragione per esserci. Questa, invece, era una situazione dove potevo vedere se si prova qualcosa, qualche scintilla di divertimento a guardare il funerale di uno sconosciuto. E poi, c'era l'occasione di capire, attraverso le panegiriche, che tipo fosse George, il padre di Bob.

E beh. Era uno a chi piaceva farsi una birra con gli amici. Oppure due. Oppure tante birre. E lui era uno molto testardo, che quando si faceva una opinione era inamovibile dunque non era possibile discutere con lui. Ha fatto la naia. Ha lavorato per molti anni a Moore Wilson, una specie di supermercato per le aziende, poi si ha trovato in esubero e ha lavorato nel "bottleshop" di un pub per i prossimi dieci anni. Poi trovandosi in esubero un'altra volta ha fatto lavoretti per il comune finche non e' andato in pensione. Verso la tarda etá ha fatto qualche viaggio al'estero per la prima volta, andando in Australia e a Singapore, due posti dove vanno cani e porci.

Ci sono stati tre panegiriche, una per ogni generazione della famiglia. Ha parlato prima uno che doveva essere un fratello molto minore, che ha detto (in parole povere) di non aver conosciuto bene al fratello e di non vederlo spesso. Poi ha parlato per i figli il fratello di Bob (e qui siamo rimasti stupiti, quello la era molto ben vestito, con i capelli ben tagliati e sapeva parlare in pubblico: era dificile accettare che fossero fratelli) Lui era un piu' sconvolto che lo zio, ma allo stesso tempo ha detto di non sapere molti dettagli della vita del padre. Poi finalmente ha parlato una nipote che era in lacrime e ha letto una specie di poema, credo.

Abbiamo dovuto cantare due inni protestanti, uno dei quali era l favorito di George. E c'erano canzoni di Jim Reeves (http://www.youtube.com/watch?v=ztHcGoSS_vA per gli interessati)

Beh, insomma... credo di non aver assolutamente niente in comune col buon George. Niente contro di lui, ma se Sonja ed io abbiamo portato via qualcosa dall'esperienza é soltanto un forte desiderio di fare qualcosa col tempo che ci rimane ancora e non finire come George, con una visione del mondo cosi ridotta. E sono convinto piu che mai che i funerali sono giá abbastanza repetitivi senza dover andare anche a quelli degli sconosciuti.

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