Qualche mese fa', siamo andati al 21esimo di una nipote di Sonja. Una festa un po' misera, devo dire, un BBQ a casa, tra i genitori, con qualche amico/a. Ah, e anche con noi (alla faccia del divertimento, no?)
Mah... contenta lei, ma se io avessi 21 anni un'altra volta (e domani ne faccio 46) insisterei su qualcosa piú memorabile. Se qualcuno si sta chiedendo, "e allora, tu che hai fatto?", devo confessare (come omaggio alla sinceritá) che per il mio 21enissimo ho fatto una specie di picnic a lume di candela tra amici, nel salotto della casa che condividevo col resto della band. Abbiamo bevuto un casino e c'era anche un bel po' di fumo, che ci ha durato fino al mattino dopo, quando siamo andati a crepare nel parco che c'era davanti a casa. Per dare una certa eleganza alla festa, abbiamo scelto di fare un evento "gala", e cosí indossavamo tutti giacca e cravatte mentre che le ragazze indossavano abiti di sera. O almeno quello che si riusciva a trovare di 2a mano perche eravamo tutti squattrinati.
Non ci furono delle orgie, ne camerieri travestiti di animali della giungla, ma ricordo che, tuttavia, ci siamo divertiti molto.
Allora, non faccio questo post per rimproverare la nipote per la sua vita noiosa e suburbana. Faccio questo post perche tra gli ospiti c'erano anche dei cosidetti boy racers. Mi ricordo che ci sono "boy racers" italiani, specialmente a Roma, ma non ricordo il termine preciso. Cmq, sono dei coatti che gareggiano per strada con le loro macchine truccatissime e molto rumorose.
Dire che mi stano sul cazzo e dire ben poco. Detesto tutto quel rumore inutile e quanto sia misera e pietosa quella vita di andare in giro in macchina da una punta di qualche paesino all'altra. Capisco che ci sará una certa poesia in tutto quello (guardate American Graffiti, volendo) ma mi scoccia il rumore. Dio, ma quanto mi scoccia.
Se volessi, potrei anche parlare di come, ogni tanto, scappa pure il morto. Ma se devo essere sincero, i morti scappano in qualsiasi attivitá, anche mangiando (peripatetici, quei morti).
Allora, dunque, appena abbiamo capito la compagnia nella quale ci eravamo cacciati, abbiamo partito con "certo, in italia non ci sono gente come voi perche' le macchine non si possono truccare. Secondo me, fanno bene!" e cosi via dicendo.
E allora uno dei boy racer (che aveva provato con la nipote, mesi fa, solo per essere respinto quando lei lo ha beccato frugando nella casetta delle sue mutandine e facendosi una bella annusata)(ma va..!) ci ha fatto qualche commento su come non capivamo il piacere che si prova a guidare una macchina truccata.
Ho risposto che forse aveva ragione, ma che lui sicuramente proverebbe risultati migliori col Viagra. Ma la cosa che mi ha colpito é che appena lui ha tirato fuori questo discorso sul piacere che si prova, blah blah blah, ho sentito una vocina dentro di me che traduceva le sue banalitá come "ma Cristina, non dirmi che rinunci cosí facilmente ai piaceri della vita!"
E questo e' il punto del blog post di oggi. Ci sono tante cose che non riesco a tradurre all'inglese, nemmeno a renderle in un modo che vagamente faccia capire la bellezza e l'assurdo di tutto.
Un altro esempio: qualche giorno fá ho capito che cosa fosse quel brano che ho sentito alla radio anni e anni fá, di uno che diffida delle vacanze greche della fidanzata. Ma come cavoli tradurre una frase come "accarezzare nuovi scampoli di assenza" per condividerla con quelli che mi circondano? Ho provato simili difficoltá con i testi dei Pitura Freska. Mi dispiace perché in realtá, sto tentando di condividere tutto un pezzo del mio mondo e non c'e' proprio come fare.
Il peggio e' che non mi sento arricchito, in compenso, da altre parole. Certo, ci sono termini nuovi, spesso arrivati dal Maori (o te reo Maori, la lingua dei Maori) ma quelli mi servono piú che altro per parlare dei Maori col gergo giusto* Per esempio, hanno la parola whanau (pr: "fanau") che vuol dire "famiglia", anche se per i Maori (e i polinesiani in genere) "familia" vuol dire familia estesa, piú un clan che una famiglia "nucleare" come la pensiamo nel Occidente. Ma non userei mai il termine "whanau" per parlare della famiglia di Sonja. Esiste il termine "pakeha", che i Maori usano per descrivere gli europei e quello e' uno dei pochi che in uso comune tra i bianchi.
Personalmente, lo trovo un termine odioso. L'Europa va dalla Sicilia fino a Groenlandia, siamo alti, bassi, scuri, biondi, rossi, anche. Qualcuno ha addirittura gli occhi a mandorla. Parliamo centinaia di lingue diverse, abbiamo tante religioni diverse, ecc. ecc. Eppure si suppone che vada bene un unico termine per descriverci a tutti (anche i LatinoAmericani, gli Africani bianchi, ecc. che hanno tutti sviluppati un'interpretazione diversa dell'europeanitá. Pero non fare la gaffe di scambiare un maori con un samoano perché quello é razzismo o quanto meno una cafoneria. :P
Ciao per ora,
Vince.
*(vabene, ci sono piante e uccelli con nomi locali, ma quello si fa per dire)
Saturday, 24 October 2009
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