Tuesday, 12 December 2006

Al "Green Parrot"

Ieri sera siamo andati al Green Parrot, una istituzione culinaria a Wellington. E' stato li' dal 1926, un tempo nel quale non c'erano molti ristoranti nella citta'.

Secondo uno di quei articoli, invariabilmente intitolati "come eravamo" e che si trovano sempre nei giornali della domenica, nel lontato '26, se volevi uscire a cena c'erano:

  • un cafe' frequentato dalla mala vita,
  • un albergone per la gente per bene... e
  • il Green Parrot per il resto dei mortali.


Poi c'erano dei barracconi, come si trovano a Milano tarde la sera. Come si dice, un posto di frontiera. ;o)

E come al solito in Australasia, il Green Parrot fu aperto da un greco che si e' fatto il "grill" da solo, fondendo canne di fucile.

Siamo usciti con Ron, padre di Sonja, John e Teina (fratello e sorella di Sonja) e i loro consorti (Ron - un altro) e Gayle. In realta', non volevamo tanta gente: la idea originale era portare al padre di Sonja in giro per farlo dimenticare un po' ma alla fine si sono aggregati gli altri. Inatteso, ma poco male.

(Ah, e se Vi e' difficile tenere conto di tutti questi nomi, ho aggiunto una specie di albero genealogico qualche post in giu')

Sono arrivato con il mitico taxi dei disabili e, questa volta, mi e' toccato un autista un po' cupo che mi ha raccontato di un suo amico che aveva appena perso una gamba facendo il boscaiolo. Sembra che fare il boscaiolo sia meno pericoloso di fare il kamikaze, ma non per molto. Ma devo dire che ebbene si, il vecchio tassista aveva ragione. (Quante ne sanno, i tassisti!) Sono stato fortunato. Anzi, fortunatissimo.

Cmq, saro' fortunato ma tornniamo al discorso.

Il Green Parrot e' un posto molto tradizionalista, con fette di pane bianco e burro sui tavoli e pocche pretensioni. Il cibo, pero', come capita in questi casi era buono e abbondante. Ho ordinato un T-Bone, cioe' la fiorentina, che era grande come mezza tastiera di PC e dello stesso spessore. Al meno 10 cm. Con patatine, insalata di patate e insalata verde, tutto per €17.00 Mica male! :D Sto anche cominciando ad abituarmi alle ore locali: la cena e' cominciato puntualmente alle 19:00. :P

La cameriera era piuttosto bonna. Alta, bruna, e con un accento che non riuscivo a individuare.

Verso la fine della serata, pero', il tavolo accanto a noi si e' riempito di una comitiva di uomini appena usciti dall'ufficio, che si sono messi a fare delle domande un po' goffe ed e' venuto fuori che la cameriera era braziliana.

Per un'attimo mi sono sentito strano, quelli del tavolo accanto mi sembravano cosi' goffi e campagnuoli mentre tentavano di fare colpo con la cameriera. Credo che mi sentivo un po' in imbarazzo.

Ma all'uscire, ho urtato una delle loro sedie con la mia sedia a rotelle. E quello che avevo urtato si e' alzato subito per farmi passare, e poi tutti mi hanno salutato e augurato una buona serata, senza ironia alcuna. A prima vista potevano sembrarmi goffi ma erano anche delle buone persone. Fu uno di quei momenti nei quali senti di aver imparato qualcosa.

Poi, aspettando il taxi sul marciapiedi, ho avuto dei problemi con la sedia a rotelle. Il pezzo dove poggio la gamba ha cominciato a staccarsi e Sonja si e' messa a tentare di riavvitarlo. Non mi sorprende, la sedia e' arrivata alla ns. porta di casa in uno scattolone di cartone e senza istruzioni per il assemblaggio.

Ma ecco uno sconosciuto e un po' anziano che, senza nemmeno domandare se avevamo bisogno di aiuto, si tuffato subito a forzeggiare con il pezzo svitato, tentando di metterlo a posto per noi. Avevamo bisogno di una chiave inglese o qualcosa del genere e quindi, alla fine ha dovuto desistere. Si e' scusato, ci ha dato qualche consiglio sugli attrezzi da utilizzare, ci ha augurato una buona serata ed e' andato via senza un'altra parola. Questa gente e' davvero bravissima. Ogni volta che mi capita una cosa del genere mi sento terribilmente commosso. Mi sentivo bene, su quel marciapiedi.

Alla fine, e' arrivato il taxi con il suo kit di attrezzi e siamo riusciti a riattacare il pezzo e tornare a casa. Sul ritorno, il tassista (lo stesso dell'amico boscaiolo) ha raccontato a Sonja di aver perso 38 chili in otto mesi. Il tutto grazie a una dieta basata su un esame del sangue. Mica male per un settantenne.

Sonja si e' interessata subito, visto che e' stufa della solita dieta Atkins e che, con questa dieta, non c'e' bisogno di comprare cibi speciali o dietettici. Oggi stesso, a mezzo giorno, andra' a vedere una presentazione sulla dieta. Pare che costi €400, ma se funziona davvero, e non ci sarano piu' sbattimenti con i cibi diettetici per il resto della vita, mi sembrano soldi ben spesi.



Oggi, pero' c'e' stato il resoconto con il resto della famiglia. Anne, la cognata del cane che mi odia e David il suo marito sono rimasti male perche non gli abbiamo invitati a cena. In realta', non avevamo invitato a nessuno, tranne il padre di Sonja.

Vedremo che succede nella prossima puntata... credo che si la questione con la cognata e il cane si dovra' sistemare a qualche punto, preferibilmente prima di Natale, ma sto ancora aspettando le sue scuse.

2 comments:

Unknown said...

Un po' di ortografia....

Il contrario di "molti", in italiano, รจ "pochi" con una sola "c". Quindi: "pochi poche pochino" e non "pocchi pocche pocchino".
"Pocchino" poi bisogna stare attenti ad usarlo, si potrebbe fraintendere.....

Comunque sono contento che hai ricominciato ad uscire, mi sembra carina questa cosa del "taxi dei disabili", soprattutto per questi tassisti che vanno in giro con la cassetta degli attrezzi, la prossima volta che ne vedi uno potresti chiedergli se ti monta l'edera volante sul soffitto!

Vince Cabrera said...

Grazie! Une delle ragioni per le quali scrivo tanto e' per non dimenticare l'italiano. E, ovviamente, lo spelling fa parte di questo.

L'unico problema e' che, spesso, nessuno mi corrige, anche se sbaglio . Grazie! :)