Tuesday, 19 June 2007

Alle presse con la termopressa

Oggi abbiamo presso consegna della termopressa.

E con l'entusiasmo tipico, non ho letto bene le istruzioni della carta dei transfer e sono rimasto con il transfer appiccicato alla plancia della termopressa. Fumo, puzza di bruciato, ecc. Abbiamo speso il resto del pomeriggio tentando di pulire la cosa. Non siamo riusciti al 100%, il quale mi preoccupa perche la tp e' a nolo, dunque a qualche punto la mia sbadatezza ci potrebbe causare problemi col negozio. Spero di no. :)

Cmq, dopo la miglior pulizia possibile, con detersivo per i piati e una spugna ruvida, abbiamo capito che le macchie sulla plancia non passano sul transfer... dunque la cosa e' ancora perfettamente utilizzabile. Fiuuu. Abbiamo anche capito che si vuole una vera skill per fare un lavoro pefetto. E' una cosa molto artigianale ed e' facilissimo finire con angoli alzati, rughe, ecc. Alla fine, dopo sei o sette tentativi, e un po' di intuito, ci siamo considerati a un buon punto e siamo tornati dentro casa per farci una tazza di the (la termopressa e' su un tavolo nel box)

Adesso rimane solo trovare un grossista di magliette (oltre a migliorare la percentuale di transfer benriusciti, e' chiaro). Abbiamo ricevuto un catalogo molto bello ieri, ma alla fine e' piu' economico comprare le maglietta da The Warehouse, una specie di All'Onesta neozelandese. Adesso devo richiedere un campione delle magliette da quelli del catalogo per vedere se la differenza di qualita' giustifica il costo aggiuntivo.

Ma la cosa piu' affascinante di questo pomeriggio e' stato capire che operare una termopressa e', anche esso, un lavoro. Mi spiego... non mi ero mai accorto di fino a quale punto la mia idea di "lavorare" includesse, perforza, un PC. Tante grazie, non ho fatto altro che informatica fin dagli anni 80. Mi e' venuto subito un pensiero tipo "Oddio... vuoi dire che c'e' gente che fa questo tutto il giorno... e viene pagata?" Che mondo strano. La famiglia di Sonja fa un mucchio di lavori diversi (impiegati, muratori, chef, commessi, manager, poliziotti, ecc) e la varieta' di lavori possibili su questo mondo non smette mai di stupirmi. Spero di non sembrare troppo snob, non e' la mia intenzione! E' solo che la gente parla dei loro mestieri e quasi-quasi aspetto sempre che finiscano per dire "...e poi, torno alla mia scrivania e mi metto a sistemare un baco nella maschera di login" Stranamente, non lo fanno mai. Pensare che adesso, o almeno per ora, il mio lavoro non si svolgera' in un ufficio e tantomeno in una software house mi lascia un po' spaesato.



In altre notizie, il fisioterapeuta mi ha detto che non devo tornare alla palestra dell'ospedale, bensi' passare a farmi un controllo tra sei settimane. Potrebbe mettermi un anno, o anche di piu' tornare alla normalita' fisica, ma d'ora in poi sono da solo. Mi ha consigliato di continuare a fare giri in bicicletta e fare anche qualche esercizio a casa.

La idea di girare in bicicletta mi ha lasciato un po' giu'... non e' che abbia perso il mio amore per il pedallare, e' solo che qui siamo nella suburbia piu' suburbana e girare in bici e' noiosissimo. C'e' anche un ventaccio continuo, che sviluppa il carattere, immagino, ma e' una vera palla. Ma non uso la bici da un pezzo principalmente perche' nel Hutt Valley, dove abbitiamo, e' noioso. A Milano le strade erano piene di gente, vetrine, altre bici, monumenti, cani, ecc. C'era molto piu' da vedere e uno di svagava molto di piu' Qui, se vedi qualche macchina per strada e' gia tanto. :P

Mah! Dovrei trovarmi qualche motivazione in piu'. Guardare le case o i loro giardini. O qualcosa. :)

Ciao,
Vince.

1 comment:

Unknown said...

certo che un ciclista che rimpiange Milano è come un surfista che rimpiage rimini.... comunque l'erba del vicino è sempre più verde...